La Jaguar inizia la propria storia nel 1922 con il sodalizio tra William Lyons e William Walmsley: primo oggetto sociale, la costruzione di sidecar, ben presto affiancato dall’attività automobilistica. Con l’inizio degli anni Trenta, Lyons rimane solo (Walmsley si dimette): si punta solo sulle auto, e l’azienda viene chiamata SS Cars.
ALLE ORIGINI DEL MARCHIO….
Il nome viene cambiato perché l’acronimo, con la Seconda Guerra Mondiale, è tristemente evocativo: si sceglie il nome Jaguar, già utilizzato per i modello SS1 Jaguar del 1931. La prima auto marchiata Jaguar risale al 1945: la Mark IV, riproposizione di un modello d’anteguerra della SS Cars, prodotta fino al 1949.
La produzione è un mix di lusso e sportività: negli anni cinquanta le Jaguar ottengono i primi successi rilevanti nelle competizioni sportive e diventarono oggetto del desiderio dei più abbienti; agli anni Sessanta risalgono le pietre miliari Jaguar E, coupé e roadster, e la berlina XJ6. Gli anni Settanta vedono l’adozione di un monumentale V12 di 5,3 litri sulla XJ, che diviene la berlina a quattro porte più veloce del mondo, e sulla E; quest’ultima viene rimpiazzata dalla XJ-S, che a stento ne eguaglia il fascino.
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Nel frattempo, la BMC, che detiene la proprietà della Jaguar, si fonde con la Leyland, dando origine alla British Leyland, poi nazionalizzata negli anni Settanta: gli effetti negativi si vedono soprattutto negli anni Ottanta, quando la Jaguar sembra arrivare a un passo dalla chiusura.
Nel 1990 avviene la svolta, con l’acquisto da parte della Ford: ritorna il V12 e viene lanciata la sportiva XK8; nel 1999, a fianco della XJ, viene lanciata la S-Type e la gamma viene ampliata verso il basso con la X-Type. Quest’ultima introduce una pletora di novità: motore a gasolio, trazione anteriore e pianale derivato da quello della Ford Mondeo: abbastanza per fare storcere il naso a molti puristi del marchio. Nel 2008 la sempreverde XJ viene affiancata dalla berlina XF, ma – soprattutto – c’è un ulteriore passaggio di proprietà a favore dell’indiana Tata, che traghetta il marchio verso l’attuale composizione di gamma: rispetto alla gestione Ford, salta subito all’occhio un’impostazione stilistica molto differente.






































