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ALLE ORIGINI DEL MARCHIO….

“Drive the change” o “guida il cambiamento” è di per sé un’anomalia: il motto scelto dalla Renault per veicolare la propria filosofia, coniugato in inglese, dà la misura dell’eccezionalità e dell’internazionalità di una storia imprenditoriale intrinsecamente francese, oggi capace di un fatturato di 40 miliardi di euro e di retribuire 130.500 dipendenti, ma innescata dall’inventiva degli omonimi fondatori, Louis, Marcel e Fernand, che il primo ottobre 1898 costituirono la Société Renault Frères, in quanto appassionati di innovazione tecnologica e fabbriche.
Con un primo ordine di 250 taxi strappato nel 1905, gli stabilimenti di Louis Renault adottarono infatti la produzione di serie, anche per contrastare la dura concorrenza della Citroën, cui nel 1913 si aggiungono nuove e più moderne logiche di organizzazione del lavoro (taylorismo) onde elevare la produttività e assicurare una diversificazione delle manifatture. Si tratta di una première in Francia, che si renderà utile durante lo sforzo bellico della Grande Guerra allorché la Casa della Losanga (adottato nel 1925, il simbolo è la parte anteriore stilizzata di un’auto della marca) produrrà camion, barelle, ambulanze, ordigni e addirittura i famosi carri armati FT17.

Nel 1919, monsieur Louis è il primo industriale privato del suo Paese (“Cos’è che poteva, più dell’automobile, rispondere a queste due caratteristiche: velocità e indipendenza?”) e vende tutto ciò che ha attinenza con la meccanica: camion, bus, trattori, unità motrici per aeroplani, parallelamente alla modernizzazione degli impianti produttivi (la prima catena di montaggio di Boulogne-Billancourt, oggi quartier generale del gruppo, si mette in moto nel 1929 per venire completata a livello di stabilimento otto anni più tardi). Nel 1939, Renault considera uno sbaglio il conflitto con la Germania e si spende poco per la bandiera biancorossoblù. Non soltanto: durante l’occupazione cede alle esigenze tedesche e così, il 23 settembre 1944, è arrestato per collaborazionismo: Louis morirà in coma, un mese e un giorno più tardi, dopo essere stato malmenato nel carcere di Fresnes. Il primo gennaio 1945 l’azienda è nazionalizzata dal governo provvisorio di Charles De Gaulle (diventa la Régie Nationale des Usines Renault o RNUR, ma una sentenza del 1967 riconoscerà il diritto degli eredi Renault ad essere indennizzati dell’esproprio subito), a capo della quale viene messo l’ingegnere ed ex partigiano Pierre Lefaucheux. Ottiene i contratti per fabbricare non soltanto camion, ma anche vetture, e il successo arriva con la 4 CV, prima “piccola automobile per tutti” nel 1946, che spinge la Régie a modernizzarsi, costruire e rilevare nuovi siti produttivi all’estero, incrementare le esportazioni e innalzare a mille i punti vendita al di fuori della 


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Francia, insediandosi soprattutto in Spagna, Portogallo e America latina.

Dal punto di vista dei prodotti, la Renault “statale” si svecchia e arriva al successo con la Dauphine (1956-1968), la 4 (1961-1993) e la 8 (1962-1976), ma anche con i mezzi pesanti. Pianificazione ed esportazione sono gli atout di sviluppo della Régie, diretta da Pierre Dreyfus dal 1955 in poi, tanto che a vent’anni di distanza la quota delle vendite all’estero tocca il 55 per cento. Economica e funzionale, la Renault 5 (1972-1984) diventa un best seller, ma la Casa transalpina si arricchisce anche di un modello alto di gamma, la Renault 16 (1965-1978), che preconizza le “auto da vivere”. La crescita seguita a un ritmo rapido sino all’inizio degli Anni 80, accelerata dal lancio di due modelli d’élite: la 25 (1984-1992) e l’Espace (nata nell’84 ed evoluta fino ai giorni nostri). La politica espansionistica, il sovraccarico degli organici e i costi troppo elevati portano l’azienda in pesante deficit, cui concorre anche lo sviluppo del motore turbo per la Formula 1 fra il 1977 e il 1985 (15 Gran Premi vinti come team, dopodiché agì da fornitore di motori tra l’89 e il ’97, cogliendo sei titoli), cui si ovviò con una drastica politica di riduzione dei costi. I conti Renault tornano in attivo nel 1987 (inizia a maturare l’idea di una privatizzazione dell’azienda, avviata nel 1994 e divenuta completa nel luglio 1996) con un utile di 3,7 miliardi di franchi.
Il Gruppo d’Oltralpe ritrova così un nuovo slancio, che gli consente di avviare la rivoluzione della “qualità totale” e di prendere in considerazione l’ecologia nella progettazione dei propri veicoli, tanto che la Renault 19 (1988-1997) e la Clio (vettura di segmento B prodotta finora in quattro serie a partire dal 1990) sono le icone di questo periodo. La Renault studia la possibilità di una fusione con la Volvo, ma abbandona il progetto nel 1993, salvo poi entrare nel capitale della Nissan nel 1999 e acquisire il controllo della rumena Dacia il medesimo anno. Continuando ad aggiornare i propri concetti di mercato, la Renault metterà su strada diverse vetture di successo, oltre a inaugurare la mobilità elettrica con la ZOE (acronimo di Zero Emissions), entrata in produzione nel 2013: Mégane I (1995-2003) e II (2002-2010), Safrane (1992-2000), Laguna (1993 con restyling cinque anni dopo), Avantime (2001-2003), Vel Satis (2002-2009) e la nuova generazione di Espace (1984-1991).
I successi in Formula 1 (propiziati nel 2002 dall’acquisto della Benetton e manifestatisi con 20 vittorie parziali e le iridi 2005 e 2006 di Fernando Alonso), consolidano la notorietà e la credibilità della ex Régie (impegnata molto coi monomarca sportivi, i rally, le competizioni Superturismo con la Laguna e dominatrice sia della Parigi-Dakar 1980 con la 4 che della 24 Ore di Le Mans 1978 con la Alpine A442) che oggi in listino propone automobili chic e gradite ai giovani: Clio e Clio Sporter, Espace, Fluence, Grand Kangoo e Kangoo, Koléos, Laguna Coupé e Laguna SporTour, Mégane, Mégane Coupé e Mégane Coupé-Cabriolet, Scénic, Scénic X-Mod e Scénic X-Mod Cross e Twingo.

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